Come accennavo in qualche precedente articolo, la mia Misericordia ha aderito a un progetto promosso dalla Confederazione nazionale delle Misericordie, Case del noi.

Casa del noi indica prima di tutto un modo per essere Misericordia.

CASA, come luogo accogliente, affidabile, familiare, dove chiunque vi entri può sentire di non essere un estraneo, ma, appunto, di essere a casa; una Casa dove nessuno ti giudica ma ti protegge, dove puoi rifugiarti e trovare attenzione, affetto, aiuto, sicurezza;

del NOI, perché in questa casa la categoria dell’IO è bandita e sostituita dal NOI. L’individualità non lascia il posto alla comunità, alla condivisione, alla fratellanza. Nella Casa i rapporti non sono tra chi comanda e chi esegue, tra chi dà e chi riceve: tutti sono partecipi in quanto la Misericordia costituisce e offre.

Dunque “Casa del Noi” non significa semplicemente che quella Misericordia ha un centro di ascolto, bensì che quella Misericordia è in ascolto.

Linee guida progetto “Case del noi”

Lo scopo del progetto è di fatto quello di creare un luogo di ascolto per chi ha delle difficoltà in ambito sociale. Le Misericordie, infatti, come tutte le altre associazioni che fanno la nostra stessa attività, entrano a casa delle persone, potendo così cogliere delle problematiche, potenzialmente, anche prima del pubblico. Il progetto intende ovviamente collaborare con le altre associazioni del territorio e gli enti locali.

Lo trovo un progetto molto interessante, e sono felice di farne parte perché mette in campo diversi elementi del servizio sociale. Prima di tutto c’è il tema dell’ascolto sociale. C’è poi il tema del setting, importante per la fase di ascolto. Fondamentale, infine, è il lavoro di rete, alla base del progetto.

Vi saluto con un contributo personale, il mio intervento sull’argomento durante la trasmissione prodotta dalla mia cooperativa in onda su Retesole. Il video è tratto dalla puntata andata in onda lunedì 1 marzo.