Buon lunedì a tutti e buon inizio di settimana! Oggi vi vorrei raccontare della giornata di formazione che ho fatto a Roma questo sabato. Come spiegato in un articolo di qualche settimana fa, la mia Misericordia lo scorso anno ha aderito al progetto in ambito sociale “Case del noi” (vi rimando all’articolo per una spiegazione più approfondita del progetto). Il progetto, che ha lo scopo di creare un centro di ascolto all’interno delle Misericordie, ha avuto anche un finanziamento da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito del più ampio progetto Hope – House of people.

A tal proposito, ho trovato molto interessante la presentazione fatta al progetto nel sito delle Misericordie:

Nell’essere “Casa del Noi”, ogni Misericordia deve tenere presenti tre linee di indirizzo, in particolare:

Il rapporto umano ha sempre priorità sul servizio offerto;
La promozione della persona deve essere il nostro obiettivo primario, al di là dell’aiuto specifico;
L’esclusività. Ogni persona è diversa e non esistono risposte standard.


L’orientamento principale è quello di accogliere, ascoltare, accompagnare o prendere in carico chiunque stia vivendo una situazione di disagio sociale, economico e/o esistenziale. È importante tessere delle relazioni, non individuali ma associative, sul proprio territorio con enti pubblici, come Comune, Caritas, Parrocchia, ASL, ma anche con associazioni private che possono offrire una risposta professionale ai vari disagi sociali e/o psicologici.

Il progetto “HOPE” nasce con l’obiettivo di dare una risposta concreta ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze delle persone in condizione di povertà. Il progetto sarà realizzato mirando al raggiungimento di 5 obiettivi specifici:

Aumentare le conoscenze e competenze dei membri della rete (associazioni, dirigenti, volontari, segreterie) in merito alle novità del Codice del Terzo Settore;
Potenziare l’appartenenza al Movimento e l’adesione ai principi etici e alle prassi e strumenti esistenti;
Migliorare la comprensione del nuovo scenario socio-economico mediante l’analisi dei territori, la lettura dei bisogni e la capacità progettuale sociale;
Consolidare gli aspetti di legalità, responsabilità e trasparenza a tutti i livelli della rete
Organizzare presidi sul territorio in grado di intercettare i fabbisogni, erogare servizi specifici di lato livello e mettere in rete servizi erogati da terzi al fine di potenziarne l’utilizzo da parte dei soggetti più svantaggiati.

Che ne dite? C’è tanto del nostro lavoro!

Durante la giornata di formazione ci sono stati appunto spiegati i concetti principali in tema di ascolto e di accoglienza, anche con simpatici video che mostravano come comportarsi e soprattutto quali atteggiamenti evitare. Ci hanno poi spiegato come utilizzare la documentazione e le schede per ogni intervento fatto attraverso questo progetto.

Mi fa piacere che le Misericordie si aprano anche a questo tipo di attività, è molto importante per il tipo di realtà in cui andiamo ad operare, realtà spesso composta da persone fragili e senza supporto. È un progetto che riconosce un ruolo prezioso al volontariato nell’ambito dei servizi sociali, e il fatto che abbia seguito questo progetto per la mia Misericordia non fa che rendermi orgogliosa, senza falsa modestia.

È un progetto importante, perché aiuta a creare una nuova rete di supporto per quelle persone che non ne hanno una, ad illuminare quelle situazioni di fragilità spesso invisibili. E il fatto che lo facciano le Misericordie, realtà consolidata nel territorio, consente di sperare che le persone si fidino ad essere aiutate.

Piccolo aneddoto divertente: tra i volontari delle Misericordie umbre presenti (Assisi, Fossato di Vico, Fabro, Castiglione del Lago, e la mia, Perugia – Olmo), eravamo ben quattro assistenti sociali!