Buonasera! Dato che non riesco a scrivere articoli nuovi, vi vorrei proporre una recensione che ho scritto tempo fa nel mio altro blog. Sto parlando de Le ali della libertà, film del 1994 diretto da Frank Darabont (Il miglio verde) e basato sul racconto di Stephen King Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, pubblicato nella raccolta Stagioni diverse.

Il protagonista della storia, narrata dal coprotagonista Red (Morgan Freeman), è Andy (Tim Robbins), ex banchiere che finisce in carcere con due ergastoli per aver ucciso la moglie e il suo amante. Lì farà appunto amicizia con Red, anch’egli condannato all’ergastolo, e sarà capace di spiccare per le sue competenze fra i vari detenuti.

L’ho trovato un film meraviglioso. È sicuramente una bellissima storia di amicizia, ma anche, e soprattutto, una riflessione sulla condizione dei carcerati e sul senso stesso della libertà. Molto interessante è il passaggio in cui viene mostrato come, di fatto, una volta in libertà dopo anni di prigionia, gli ex detenuti si trovino spaesati di fronte alla frenesia della vita fuori dal carcere, dalla mancanza di regole, e di una vita prestabilita, come in prigione. Sono diventati istituzionalizzati. È lo stesso problema che venne riscontrato e approfonditamente analizzato sulle persone con disabilità psichica a seguito della chiusura dei manicomi, dopo la legge Basaglia del 1978. Ho trovato molto interessante anche l’importanza che viene data alla cultura e all’istruzione in un ambiente come quello carcerario.

In generale credo che sia un film estremamente interessante, che offre moltissimi spunti di riflessione sul sistema di detenzione.