Buon pomeriggio! Vi scrivo chiusa in isolamento…. ahimè, anche io ho contratto il covid. Dato che non ho sintomi particolarmente gravi, però, ne approfitto per parlarvi del seminario che ho seguito martedì scorso sul tema della violenza economica. Il seminario è stato organizzato da Unicredit e dalla Fondazione nazionale assistenti sociali. Vi vorrei riassumere ciò che è stato detto nel seminario.

Per violenza economica si intende la privazione dell’autonomia finanziaria nei confronti della donna per controllarla. Si può esplicare in tre fasi. La prima, riguarda l’isolamento economico, permettendole di gestire la parte ordinaria ma non quella straordinaria. La seconda fase concerne la perdita dell’autonomia e dell’accesso al denaro. Alla donna viene data una paghetta che va però rendicontata. Il marito gestisce tutte le spese. La terza fase riguarda infine il fatto che il marito ha accesso a tutte le spese della compagna, che non gestisce nulla ma che viene spinta a firmare anche prestiti e fidejussioni. È un fenomeno che può continuare anche dopo la separazione, nel caso in cui gli uomini si dichiarino nullatenenti e non contribuiscano al mantenimento dei figli.

Questo tipo di violenza ha un significato importante, perché ha impatto su tutte le sfere di vita della donna, e può continuare anche quando le altre tipologie di violenza si interrompono. È un tipo di violenza che si può definire trasformativa, perché strumentalizza gli elementi su cui si basa una relazione, come la fiducia e la condivisione. La donna finisce per provare sensi di colpa, isolamento e inadeguatezza.

Come prevenire questa violenza, quindi? Innanzitutto promuovendo le competenze finanziarie, ovvero quell’insieme fatto di consapevolezza, abilità, atteggiamenti, atti a raggiungere il proprio benessere finanziario, per riuscire a gestire in modo consapevole il proprio denaro, sentendosi competenti nel farlo.

Importante poi è anche il ruolo dell’assistente sociale (che ci riguarda in particolare in questa sede), che ha lo scopo di valorizzare le risorse della donna attraverso anche la rete, di promuovere l’assunzione di responsabilità, di sostenere un cambiamento, rendendo visibili delle alternative alla realtà della violenza. Ha lo scopo di aiutare la donna a vedersi come soggetto pienamente attivo nel costruire il proprio progetto di vita.

Come potete leggere, credo sia stato un seminario estremamente interessante, su un tema poco affrontato ma molto importante. Le varie relatrici poi erano assolutamente di qualità.