Buona domenica! Ieri pomeriggio ho recuperato su Raiplay un breve documento molto interessante, Zavoli incontra Basaglia.

Il filmato, della durata di mezz’ora, è stato realizzato nel 1968 da Sergio Zavoli nel manicomio di Gorizia, guidato da Franco Basaglia.

Ho trovato il filmato estremamente interessante. Quelli in cui è stato realizzato erano gli anni in cui si discute a in merito alla validità o meno dei (non) trattamenti nei confronti delle persone con disabilità psichiche. Ho trovato fondamentali le parole di Basaglia, che si concentra sulla persona e non sulla malattia, e che considera la malattia mentale con inserita in un contesto più ampio da quello prettamente biologico, ma anche sociale. Sono concetti ora scontati, anche grazie al modello ICF (di cui vi posso parlare un giorno, se volete), ma che non lo erano negli anni ’60. Importante è anche la centralità che viene data alla dignità della persona, come sottolineano proprio alcuni pazienti.

A tal proposito, vi propongo un passo scritto da Basaglia proprio negli anni di questo filmato.

…l’istituzione manicomiale ha in sé, nel suo carattere violento coercitivo discriminante, una più nascosta funzione sociale e politica: il malato mentale, ricoverato e distrutto nei nostri manicomi, non si rivela soltanto l’oggetto della violenza di un’istituzione deputata a difendere i sani dalla follia; né soltanto l’oggetto della violenza di una società che rifiuta la malattia mentale; ma è insieme, il povero, il diseredato che, proprio in quanto privo di forza contrattuale da opporre a queste violenze, cade definitivamente in balia dell’istituto deputato a controllarlo. Di fronte a questa presa di coscienza, ogni discorso puramente tecnico si ferma. Che significato può avere costruire una nuova ideologia scientifica in campo psichiatrico se, esaminando la malattia, si continua a cozzare contro il carattere classista della scienza che dovrebbe studiarla e guarirla? L’irrecuperabilità del malato è spesso implicita nella natura del luogo che lo ospita. Ma questa natura non dipende direttamente dalla malattia: la recuperabilità ha un prezzo, spesso molto alto, ed è quindi un fatto economico- sociale più che tecnico-scientifico.

Morire di classe, 1969