Ciao a tutti! Oggi vi vorrei proporre un articolo un po’ più autobiografico. Mi farebbe infatti piacere raccontarvi il percorso che mi ha portata a essere un’assistente sociale e a fare quello che faccio. Spero vi possa far piacere.

Chiariamo subito una cosa: no, non sono cresciuta con l’idea di fare l’assistente sociale nella vita. Non mi era proprio venuto in mente. Fino ai diciassette anni, il quarto anno di superiori, insomma, ho sempre voluto fare l’insegnante di lettere. Prima di qualsiasi cosa sono una lettrice, cresciuta con il naso fra i libri e guardando i documentari di Alberto Angela. È per questo che ho scelto di frequentare il liceo classico. Quando però si è avvicinato il momento di decidere l’università ho cambiato idea. Non perché non volessi più fare l’insegnante (questa è ancora una cosa che nel profondo mi piacerebbe poter fare), ma perché ero spaventata dall’incertezza lavorativa per arrivare ad esserlo. Ci sono tantissimi laureati in lettere, mi sono detta. Perciò ho optato per altro, per l’ambito del sociale. Alla fine mi è sempre piaciuto aiutare altri, ho fatto anche scout, perciò l’idea non mi dispiaceva. E ho iniziato ad approcciarmi seriamente al mondo del sociale.

Finito al liceo (con una tesina, guarda caso, sul tema dell’emarginazione sociale), mi sono iscritta al corso di Servizio sociale presso il dipartimento di Scienze politiche all’Università di Perugia. Devo ammettere che mi sono trovata molto bene nel mio percorso universitario, le materie mi sono piaciute molto (tranne un paio di eccezioni). Ho scoperto l’esistenza della sociologia e dell’antropologia, materie che tuttora mi piacciono molto e che cerco di approfondire ogni tanto con delle letture in autonomia. L’unica nota negativa è stato il tirocinio. Le due esperienze di tirocinio fatte in triennale, come ho già accennato, non mi hanno infatti permesso di conoscere davvero la professione dal punto di vista pratico, e questa mancanza la percepisco parecchio.
Mi sono laureata alla triennale a luglio 2017, nella prima sessione disponibile, con una tesi che tentava di ripercorrere il servizio sociale nel regno d’Italia.

Il 2017 è stato un anno importante anche per un altro motivo. Sempre a luglio, infatti (pochi giorni prima della laurea), ho iniziato il mio anno di servizio civile nell’ente che è diventato parte essenziale della mia quotidianità: la Misericordia. È stato un anno davvero formativo, che mi ha fatto conoscere il mondo del volontariato e fatto capire che è quello in cui voglio lavorare (il terzo settore in generale, diciamo). Nel 2017 ho anche iniziato il corso di laurea magistrale, sempre nello stesso dipartimento.

Mi sono laureata alla magistrale a luglio 2019, con una tesi, sorpresa sorpresa, sul mondo del volontariato e delle Misericordie. Mi ha fatto piacere che alla realizzazione della tesi hanno partecipato, facendosi intervistare o compilando un questionario, anche i miei colleghi (o meglio, confratelli) della Misericordia.

L’anno e mezzo successivo, oltre che il Covid, è stato impegnato alla preparazione per l’esame di stato (superato a novembre 2019), e alla successiva iscrizione all’albo (effettuata nel gennaio 2020). Nel frattempo, ho lavorato come assistente familiare in una cooperativa sociale.

Ho smesso di lavorare con questa cooperativa a settembre 2020, dopo che mi è stata richiesta una presenza più costante in Misericordia e dopo che ho iniziato a lavorare con la cooperativa legata a quest’ultima e con la quale stiamo cercando di portare avanti diversi progetti.

Il 2020 è anche l’anno in cui è partito il progetto, concretizzatosi con l’incontro dello scorso 5 giugno e di cui vi ho parlato in qualche articolo fa, “Case del noi”, che mi sta dando una grossa opportunità di mettere in pratica quello che ho imparato nel mio percorso di studi.

A fine 2020, inoltre, mi sono anche iscritta ad Asproc (Associazione degli assistenti sociali per la protezione civile), con cui sto seguendo in queste settimane un corso base di protezione civile, di cui vi parlerò non appena troverà conclusione.

Ho ancora tanta strada da fare come assistente sociale, ma sono felice di aver intrapreso questo percorso, sento davvero di appartenere a questo ambito. E spero che vogliate continuare a condividere con me questo pezzetto di vita in cui tento di raccontarvi del mio lavoro. Dal canto mio, mi auguro di riuscire a trovare una stabilità lavorativa, magari nella realtà in cui già sto è che mi piace molto, nonostante tutte le difficoltà.